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	<title>Cambiare #sipuò</title>
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		<title>GIANLUCA SOLERA &#8211; Affinché Rivoluzione Civile sia veramente rivoluzionaria</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 19:59:39 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>AFFINCHÉ “RIVOLUZIONE CIVILE” SIA VERAMENTE RIVOLUZIONARIA<br />
Come potrà la rivoluzione essere civile? Se la lista che tutti noi conosciamo ha preso il nome di “rivoluzione civile”, lo si deve alla stagione di rivolte popolari che hanno ridisegnato la geografia del Mediterraneo, a partire dalla città tunisina di Sīdī Būzīd, fino a raggiungere le capitali greche e spagnole, o gli atenei e i teatri italiani. Questo risorgimento dell’impegno civico contro oppressione, corruzione e ingiustizia su scala regionale è stato quello che ci ha permesso di utilizzare pubblicamente, ai fini di lotta politica, un termine come “rivoluzione”. I processi rivoluzionari o di protesta radicale a cui abbiamo assistito in questi ultimi due anni sono andati accompagnati di quattro elementi comuni fondamentali: il recupero del coraggio di esporsi e la perdita della paura di alzare la voce; la volontà di affrontare insieme le questioni di democrazia e libertà, giustizia sociale e dignità della persona; il rovesciamento del concetto di potere, e il ruolo di motore e regolatore contro gli abusi che assume la società civile rispetto alle istituzioni; il protagonismo dei giovani al di là di ogni tipo di struttura o quadro di espressione e organizzazione pre-esistente. Alla luce di questi elementi, ritengo che un’impresa rivoluzionaria, nel contesto sociale e culturale in cui viviamo, saprà essere civile se: è pertinente al cittadino, valorizzandolo come soggetto centrale di ogni azione per la riforma delle istituzioni della comunità politica e sociale; mira a raggiungere un elevato grado di sviluppo sociale, politico e economico combinando trasparenza, eguaglianza, libertà di iniziativa e solidarietà; e rovescia la piramide generazionale, offrendo vere opportunità ai giovani.<br />
Vi è un altro aspetto che merita di essere sottolineato: il definirsi “rivoluzionari” non può ammettere un “fuori” e un “dentro”. Il “fuori”, le politiche che il partito-movimento si propone di difendere, e il “dentro”, il modo e le forme in cui il partito-movimento si organizza e si manifesta, sono la stessa cosa. Una lista che si definisca “rivoluzionaria” deve assumere questi principî, se vuole portare con dignità questo nome. Il modo in cui la lista “Rivoluzione civile” è stata organizzata è stato oggetto di severe critiche e ha disorientato molti, perché nelle modalità della sua costituzione ha avuto poco di rivoluzionario, trasparente e partecipativo.<br />
“Rivoluzione civile”, secondo la fondazione David Hume1, avrebbe la più bassa percentuale di candidati giovani (sotto i 35 anni per la Camera, e sotto i 50 per il Senato) effettivamente eleggibili tra tutte le formazioni importanti in competizione. Solamente il 3,4%, a fronte del 17,1% per il PD, del 9,3% per la Lista Monti o del 71,7% per Cinque Stelle, per citare alcune delle formazioni concorrenti. Altro dato: il fatto di puntare sul leader del partito, l’ottimo Antonio Ingroia, ha significato utilizzare lo stesso immaginario demiurgico e le stesse tecniche di campagna elettorale della comunità partitica italiana. Oppure: il fatto che molti candidati siano presenti in più circoscrizioni elettorali ha mostrato la debolezza di un progetto di connessione territoriale forte.<br />
Certo, i tempi erano stretti, ma l’impressione che molti ne hanno dedotto è che fosse una classica operazione top-down, da “centralismo democratico”, che non ha osato rivoluzionare il modo di organizzarsi politicamente, non ha messo in questione la separazione tra “fuori” e “dentro”. La ristrettezza dei tempi con cui questa compagine è stata messa in piedi è un alibi solido. Per cui, viste le sfide che l’Italia e la regione devono affrontare, deve essere preso per tale, e la lista dovrebbe essere sostenuta con tutte le nostre forze. Il suo programma è infatti sufficientemente chiaro e radicale, si basa su pochi punti forti, concreti e riconoscibili dal cittadino comune che vuole sfidare la casta politica, economica e intellettuale (in esso, avrei solo dato maggiore rilievo alla politica estera, per l’integrazione euro-mediterranea, la diplomazia dei diritti, e una politica commerciale equa e solidale).<br />
La prova del nove verrà dopo. Mettere dei deputati onesti e impegnati nel Parlamento è importante, ma non è probabilmente la cosa più importante. La cosa più importante, se vogliamo onorare il termine di “rivoluzione civile”, è quella di rimettere in discussione “fuori” e “dentro”.<br />
Per questo, mi auguro che questa lista :<br />
1) si impegni nel suo programma elettorale a riformare la pratica politica, non solamente per l’incandidabilità dei condannati, l’abolizione dei privilegi e la limitazione dei mandati istituzionali, ma anche per la democrazia partecipativa, affinché si doti di nuovi strumenti e risorse, la ri-socializzazione delle strutture della democrazia rappresentativa, e un nuovo “contratto” tra società civile e istituzioni.<br />
2) si faccia ponte tra società civile e istituzioni, e una volta costituitasi la squadra parlamentare, abbandoni metodi di lotta politica legati al culto della personalità, alle strutture gerarchiche e all’ossessione mediatica, e sperimenti nuove pratiche che combinino la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta, la delega con la partecipazione (tra cui vincolanti regole di dialogo cittadino per i suoi rappresentanti istituzionali), il mandato pubblico con l’assunzione collettiva di responsabilità, l’agire politico istituzionale con le campagne cittadine, liberandosi della cultura della professionalizzazione dell’ ”incarico politico”.<br />
3) sostenga un cantiere di aggregazione, che faciliti l’elaborazione di un progetto di governo verso cui convergano forze politiche e sociali diverse, nello spirito di Cambiare si può; “Rivoluzione civile” deve unire, non dividere, ma deve farlo sulla base di obiettivi concreti, riconoscibili e misurabili dai cittadini. Il tema delle alleanze parlamentari e programmatiche, ad esempio, dovrà quindi essere visto all’interno di questo processo, e dovrà essere sottoposto alla consultazione degli aderenti.<br />
4) attivi un processo di consultazione e dibattito sul territorio, che potremmo definire un “Manifesto del riscatto cittadino”, che ragioni su e faccia conoscere idee e esperienze di governanza cittadina, e porti alla stesura collettiva di un documento di valenza “costituzionale” sulla riforma dei fondamenti di politica, governo e relazioni collettività-istituzioni; questo esercizio di stesura dovrebbe essere un vero e proprio esercizio di democrazia popolare, utilizzando sia occasioni di presenza in luoghi pubblici e di significato sociale simbolico, che le nuove tecnologie dell’informazione.<br />
Vorrei infine aggiungere una nota a margine: evitiamo il linciaggio dell’esperienza del Cinque Stelle per marcare le ragioni per cui “Rivoluzione civile” sarebbe migliore. È diversa, certo, e le persone che la compongono vengono da partiti e organizzazioni con una loro storia di lotta e impegno civile. Non credo, però, che si possa ragionare in termini di “migliore” e “peggiore”. Alternativo, senza nessun dialogo con gli apparati; fatto di persone nuove; rompe il muro di gomma e dimostra che si può vincere; usa tecniche mediatiche non convenzionali: questo sperimentano i Cinque Stelle, e da questo s’ha qualcosa da imparare. Ed evitiamo il disdegno per la scelta di rispettabili personalità della società civile italiana, che condividono nolti dei punti del programma di “Rivoluzione civile”, ma che si sono messi a disposizione di altre liste concorrenti: sarà  importante confrontarsi con loro.<br />
In tempi di profonda crisi di sistema che investe l’Europa e il Mediterraneo, abbiamo bisogno di un contratto sociale che riscriva le basi delle relazioni tra istituzioni e cittadini, dove le comunità possano governare lo sviluppo del proprio territorio e indirizzare le risorse economiche e sociali verso il soddisfacimento dei bisogni di sviluppo condiviso dei cittadini, riequilibrando l’accentramento di capitali e risorse nelle mani di pochi: è questa una sfida talmente colossale che non ci possiamo dividere tra “migliori” e “peggiori”. Prepariamo una rivoluzione civile che sia un progetto di ampio respiro, profondo e radicato, che faccia fuori distinzioni tra un “dentro” e un “fuori” nel modo di fare politica, perché non c’è democrazia fuori se non vi è dentro, e senza democrazia non vi è giustizia sociale, né dignità della persona, né libertà di iniziativa. Senza democrazia, è bene ricordarlo, anche le rivoluzioni nate coi migliori propositi finiscono male.<br />
Gianluca Solera<br />
Alessandria d’Egitto</p>
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		<title>MARCO ROVELLI &#8211; La crisi delle forme di rappresentanza e le trasformazioni necessarie.</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2013 15:59:11 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo, tra il popolo di sinistra che non si riconosce nell’alleanza Pd-Sel, è in corso una discussione a tratti anche molto aspra tra chi, aderendo al percorso delineato da Cambiare si può ha scelto di sostenere Rivoluzione civile, pur con tutte le contraddizioni del caso, e chi invece da Rivoluzione civile ha deciso di stare lontano. Seguendo le discussioni in rete, a volta sembra che chi discute parli lingue diverse. I militanti di partito che si sentono espropriati del loro ruolo dagli esponenti della cosiddetta “società civile” (“chi va in strada a fare i banchetti, a volantinare?” è uno dei motivi più ricorrenti), altri invece invocano il superamento dei partiti e l’avanzamento della cosiddetta “società civile”.<br />
Ora, essendo il concetto di società civile quanto mai ambiguo (da Hegel in poi se n’è fatta di strada), ed essendo usato senza un preliminare chiarimento linguistico, proporrei di superarlo. Non solo: è l’antitesi tra “classe politica” e “società civile” che, in realtà, va superata, essendo in essa la radice di tutti gli equivoci e di tutte le incomprensioni delle discussioni di cui sopra. Ciò che significa: superare una cultura politica del passato. Andare “oltre il Novecento”, per parafrasare Marco Revelli. Ciò che, per quanto affrettatamente e magari confusamente, Cambiare si può proponeva non era contrapporre i rappresentanti di una fantomatica società civile intesa come “non-partitica” ai militanti dei partiti.<br />
Era, piuttosto, introdurre un nuovo concetto, indispensabile per attuare una vera democrazia partecipativa: quello delle storie personali, delle biografie. Chi può e deve rappresentare le istanze politiche dei territori se non coloro che dei processi in corso nei territori stessi sono l’espressione diretta? E qui non c’entra la tessera di partito o l’adesione a un’associazione. C’entra la qualità della persona, il suo essere espressione reale, e non solo ideale, di realissime dinamiche, processi, lotte, conflitti.<br />
E’ quanto provai a dire all’assemblea di Cambiare si può del 22 dicembre: che le assemblee sono sovrane, e nelle assemblee non si può che partire dai bisogni dei territori, dalle istanze, dalle lotte, dai processi reali. Ed è a partire da queste questioni che anche le candidature, come ogni altra cosa, devono procedere: ovvero, non si tratta di chiedersi che tessera ha in tasca qualcuno, ma chi/che cosa rappresenta, quale istanza/bisogno del territorio, con quale lotta è in connessione e di quale processo si fa portatore… In questo senso, allora, saranno le biografie, le storie personali, a diventare la carta d’identità complessiva del movimento, fuori da ogni leaderismo e verticismo. Solo a partire da qui si può realizzare la democrazia partecipativa.<br />
Questo ragionamento riscosse molti consensi sia dai militanti che dai non militanti. Ma poi le dinamiche successive hanno mostrato che la vecchia cultura politica è dura a morire. Credo davvero che finché non si supererà la dialettica società civile-società politica la sinistra italiana non farà un passo avanti. Perché questo è l’unico modo di far fronte alla radicale crisi delle forme della rappresentanza politica che investe la società, e – in maniera evidente – la sinistra stessa.<br />
E’ ciò che dimostra la vasta adesione al Movimento Cinquestelle dimostra: la democrazia diretta non può essere un’opzione eventuale. E la forma è sostanza (la Costituzione francese del 1791 era molto diversa da quella del 1793, e non era solo una questione di forma, ma di una diversa concezione della democrazia e dei diritti sociali).<br />
E’ auspicabile che la sinistra capisca che il concetto di “storie”, di “biografie”, deve essere centrale nella riformulazione delle forme della rappresentanza, e con questo si deve misurare. E di qui (e nel medesimo movimento) procedere a ripensare il concetto di “identità”. Altrimenti scomparirà.</p>
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		<title>Intervento di Nicola Cavazzuti (CSP Massa Carrara)</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2013 14:24:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ritengo che il percorso di Cambiare si può debba continuare, oltre la data del 25 febbraio. Le diverse anime all&#8217;interno di Cambiare si può, sia a livello locale che a...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ritengo che il percorso di Cambiare si può debba continuare, oltre la data del 25 febbraio.<br />
Le diverse anime all&#8217;interno di Cambiare si può, sia a livello locale che a livello nazionale, sono una ricchezza per tutti che in questo momento esprimono la parzialità di ognuno.<br />
Convogliare in un percorso canalizzato queste parzialità potrebbe limitare il successo seguente delle idee.<br />
La scadenza elettorale deve, secondo me, rappresentare un momento e non il momento, che ognuno valuta e percepisce secondo le proprie sensibilità.<br />
La mia posizione e il mio pensiero, anche come attivista di Rifondazione Comunista, mi portano a fare scelte che mi sento di condividere con tutti, ma non di imporre come percorso, così come, e ho avuto modo di esporlo ad alcuni compagni, credo che l&#8217;autonomia di CSP debba essere sempre salvaguardata. Volutamente non ho dato la mia adesione al coordinamento provvisorio.<br />
Io voterò Rivoluzione Civile, sono cosciente dei limiti che hanno portato a questa soluzione e credo che non sia nemmeno la soluzione definitiva. Credo comunque che da qua si possa partire per avere un orizzonte più ampio. Non mi sono mai illuso che il progetto di CSP potesse essere veramente operativo in poco tempo offrendo effettivamente una risposta a tutte le esigenze dei promotori e dei simpatizzanti: forse a torto ma il tempo ha un suo valore.<br />
Rispetto le posizioni di chi oggi non si riconosce nel progetto RC, nella speranza, ma anche convinzione, che ci ritroveremo a breve compagni di percorso, quello vero.</p>
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		<title>Cambiare Si Può Firenze incontra i candidati lista Rivoluzione Civil</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2013 07:13:42 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[dai territori]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Cambiare Si Può Firenze incontra i candidati lista Rivoluzione Civile DIBATTITO: PRECARIETA&#8217;, RIFORMA DEL LAVORO, PENSIONI. Giovedì 7 febbraio ore 21 presso il Circolo IL PROGRESSO -via Vittorio Emanuele ,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<p>Cambiare Si Può Firenze  </p>
<p>incontra i candidati lista Rivoluzione Civile</p>
<p>DIBATTITO: </p>
<p>PRECARIETA&#8217;, RIFORMA DEL LAVORO, PENSIONI.</p>
<p>Giovedì 7 febbraio ore 21 presso il Circolo IL PROGRESSO -via Vittorio Emanuele , 135 Firenze</p>
<p>Piergiovanni Alleva   Giuslavorista  candidato per il Senato</p>
<p>Roberta Fantozzi       Resp. Lavoro Prc  candidata per il Senato</p>
<p>DISCUTONO CON</p>
<p>Mauro Faticanti           Fiom Nazionale<br />
Lido Contemori            esodato candidato alla Camera<br />
Aurora Luongo             precaria  candidata alla Camera<br />
Simone Vertucci        ex Edison Firenze Candidato alla Camera</p>
<p>       Coordina Antonio Mereu Cambiare Si Può Firenze</p>
<p> Tutti/e sono invitati/e a partecipare</p>
<p>info 3357026914<br />
cambiaresipuo@gmail.com                                                                                       </p>
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		<title>Livio Pepino &#8211; Il metodo è sostanza.</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jan 2013 10:24:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo arrivati alla chiusura delle liste elettorali la cui messa a punto è stata, come sempre, assai laboriosa. Per tutti, anche per Rivoluzione civile, intorno alla quale si è aperto...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo arrivati alla chiusura delle liste elettorali la cui messa a punto è stata, come sempre, assai laboriosa. Per tutti, anche per Rivoluzione civile, intorno alla quale si è aperto su queste pagine un dibattito interessante sul presente e il futuro della sinistra. Da ultimo con un intervento di Alberto Burgio che invita rudemente i critici (tra cui mi annovero) a smetterla di fare gli schizzinosi e a prendere atto che questa è la zattera di salvataggio per la sinistra italiana, da cinque lunghi anni «in attesa di uscire dalle catacombe». Sorprende che Burgio non ricordi che è stato proprio un progetto simile a questo (la Sinistra Arcobaleno) a relegare la sinistra in quelle catacombe. Dimenticarlo non aiuta a riportarla alla luce, neppure in caso di superamento del quorum.<br />
Il programma di Rivoluzione civile &#8211; si dice &#8211; è l&#8217;unico autenticamente antiliberista. È vero ed è cosa di grande rilievo. Aggiungo che esso non si limita alla critica ma contiene, almeno in nuce, un progetto alternativo per uscire dalla crisi. Lo dico con convinzione anche perché vi si è arrivati grazie all&#8217;influenza del progetto elaborato da “Cambiare si può” (come si può agevolmente constatare confrontando i due programmi). Perché, allora, criticare la nuova lista? Perché le indicazioni programmatiche, se non sorrette da un reale radicamento sociale e da adeguate garanzie personali, rischiano di restare dei “pezzi di carta”, come usava dire Bettino Craxi che della materia si intendeva&#8230; Segnalarlo non è un preziosismo perché le scottature bruciano ancora (chi ha dimenticato i ripetuti voti in favore di operazioni belliche da parte di una sinistra programmaticamente pacifista?) e perché &#8211; sarebbe bene ricordarlo &#8211; la Sinistra Arcobaleno non fu certo sconfitta, politicamente prima ancora che elettoralmente, per carenze o ambiguità programmatiche! Il fatto è che un reale cambiamento deve passare attraverso una profonda discontinuità di prassi e comportamenti. È questo il nodo irrisolto (e decisivo): chi fa la politica? i cittadini, singoli e organizzati nella rete di movimenti, associazioni, comitati (e, con essi, i partiti) che animano il quotidiano e i territori? o un ceto politico professionale, investito di una ampia delega, che trae la sua legittimazione da una sperimentata capacità tecnica (sic!)? Questo è il tema vero: un tema strutturale, che prescinde da inadeguatezze e scandali (pur intollerabilmente diffusi) e che sopravanza le questioni (strumentalmente e demagogicamente agitate) dell&#8217;età dei candidati o della esistenza di precedenti mandati. Non solo i partiti tradizionali ma la stessa forma partito, così come la conosciamo, è superata, finita, travolta dagli eventi (pur essendo stata &#8211; meritoriamente &#8211; l&#8217;asse portante dello sviluppo della democrazia del dopoguerra). E quel che è finito non si può resuscitare. Occorrono forme diverse, nuovi modi di partecipazione, una revisione dal basso dei sistemi della rappresentanza. Senza una rifondazione profonda &#8211; inutile illudersi e illudere &#8211; è finita anche la sinistra. Ed è proprio il punto che Rivoluzione civile elude riproponendo metodi logori e perdenti.<br />
C&#8217;è in essa, anzitutto, una perversa accentuazione del personalismo e del leaderismo, che non si può accantonare con sufficienza all&#8217;insegna del “così fan tutti&#8230;”. Il candidato premier sovrasta con il proprio nome, scritto a caratteri cubitali, il simbolo e compare come capolista in tutte le circoscrizioni, relegando gli altri in posizione ostentatamente subalterna: a riprova che l&#8217;elezione è determinata non da una investitura dei cittadini ma dalla benevolenza del leader e dalla sua scelta, dopo il voto, del dove dimettersi (indicando così i sommersi e i salvati). Ma in questo modo non si fa che incentivare il processo di trasformazione del leader in capo e unico titolare del rapporto con l&#8217;elettorato (da gestire a distanza, al di fuori di un contatto diretto, attraverso gli schermi televisivi della “democrazia del tinello”). Ciò, inoltre, non riguarda solo il leader: pressoché ovunque i candidati che lo seguono sono estranei alle realtà virtuose dei territori e catapultati, con una designazione dall&#8217;alto, in una pluralità di collegi in modo da consentire poi, attraverso il gioco delle rinunce, la costruzione della rappresentanza come un puzzle studiato a tavolino e con logiche spartitorie. Tutto questo mortifica le energie migliori e aumenta il senso di estraneità alla politica, con conseguenti disaffezione e astensionismo. Né vale a porvi rimedio l&#8217;inserimento nelle liste di personaggi provenienti dalla cosiddetta “società civile”. Espediente per certi versi ancor più grave, in quanto cumula la continuità burocratica con un rapporto solo proclamato con il tessuto sociale: mentre questo rapporto ha un senso se significa immissione nella scena politica di metodi diversi (per portare nel palazzo non solo persone ma rapporti con il territorio e processi alternativi di rappresentanza e di decisione), non anche se si limita alla cooptazione dall&#8217;alto di alcuni esponenti (pur personalmente apprezzabili).<br />
Di questo sarebbe stato &#8211; e sarebbe &#8211; utile parlare senza stracciarsi le vesti per le critiche. Non per esibire antichi vizi intellettualistici ma per evitare che la sinistra continui ad essere condannata alle catacombe: anche se, come mi auguro, riuscirà a mandare in Parlamento un pugno di rappresentanti (inevitabilmente isolati e tra loro divisi).</p>
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		<title>Rendiconto</title>
		<link>http://www.cambiaresipuo.net/rendiconto/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2013 15:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bacheca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[RENDICONTO &#8211; (e non “Resa dei conti”) A cura di Marco Revelli A conclusione di questa prima fase dell’attività di “Cambiare si può”, in quanto intestatario del conto su cui...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>RENDICONTO  &#8211; (e non “Resa dei conti”)</p>
<p>A cura di Marco Revelli</p>
<p>A conclusione di questa prima fase dell’attività di “Cambiare si può”, in quanto intestatario del conto su cui sono stati indirizzati i bonifici a sostegno dell’iniziativa, mi corre l’obbligo di fornire pubblicamente il RENDICONTO della  situazione contabile dal momento dell’apertura fino alla data attuale ( 23 gennaio 2013).</p>
<p>Attualmente sul conto (cc. 1000/67643 Intesa San Paolo – Torino Via Monte di Pietà) ci sono</p>
<p>1.955 Euro</p>
<p>che resteranno per un breve periodo a disposizione per il saldo di eventuali fatture in sospeso, e di cui si tratterà poi di decidere come e a chi devolverli.</p>
<p>USCITE:</p>
<p>Pubblicità radiofonica:                                        600</p>
<p>Pubblicità giornali:                                            1.000</p>
<p>Sito:                                                                       1.200</p>
<p>Teatro Quirino:                                                   3.630</p>
<p>Servizio Tecnico Teatro Vittoria                      1.331</p>
<p>Servizio Tecnico Teatro Quirino                         726</p>
<p>Stampa Cartelloni                                                 121</p>
<p>Software                                                                  350</p>
<p>Spese bancarie:                                                       45</p>
<p>Totale:                                                                    9.003</p>
<p>ENTRATE:                                                              10.958</p>
<p>Come si vede non è stato erogato nessun contributo a titolo di remunerazione o di rimborso. Tutte le spese di viaggio o di comunicazione sono state sostenute personalmente da chi ha assunto compiti politici o organizzativi e tutte le prestazioni sono state effettuate in forma di volontariato.</p>
<p>Ringraziamo per la loro generosità:</p>
<p>Lorenzo Mazzucato<br />
Donatello  De Bellis<br />
Simonetta Scarlatti<br />
Luciano Gallino<br />
Livio Pepino<br />
Eugenio Tipaldi<br />
Piero Basso<br />
Raffaele D’Agata<br />
Agostino Dimundo<br />
Massimo Lozzi<br />
Edizioni Intra Moenia<br />
Vilma Amerio<br />
Debora Cerri<br />
Claudio Cornelli<br />
Emilio Rotella e Anna Amoretto<br />
Elena Vitelli<br />
Guido Ortona<br />
Corrado Gorgerino<br />
Egidio Verona<br />
Laura Piglionica<br />
Irene Nardiello<br />
Luca Delturco<br />
Mario Settino<br />
Enrico Lobina<br />
Andrea Bagni<br />
Michele Rubino<br />
Guido Panico<br />
Giorgio Sartori<br />
Mariano Tulli<br />
Lore Pancioli Guadagnucci<br />
Rosa Riboldi<br />
Mario Sacchi<br />
Giampiero Grulla<br />
Renata Ruggiero<br />
Marcello Travaglini<br />
Maria Elvira Renzetti<br />
Enrica Noseda<br />
Roberto Costantini<br />
Alfredo Laudiero<br />
Giovanni Palombarini<br />
Roberto Lamacchia<br />
Lanfranco Ivaldi<br />
Piero Baria<br />
Anna Cavallera<br />
Franco Ciappi<br />
Alfredo Giusti<br />
Olga Maria Fedeli<br />
Massimo Torelli<br />
Franco Navach<br />
Pietro Santacroce<br />
Bruno Carchedi<br />
Domenico Gallo<br />
Ugo Bolognesi<br />
Paolo Federico<br />
Mauro Di Leo<br />
Maurizio Frosini<br />
Egidio Verona<br />
Giorgio Ballari<br />
Vincenzo Amista (Operaio in CIG)<br />
Roberto Mamone<br />
Natalio Cepollaro<br />
Augusto Moretti<br />
Loredana Monopoli<br />
Gianluigi Trianni<br />
E. Amicucci<br />
Marina Maxenti<br />
Giuliano Lanza<br />
Enrico Cundari<br />
Giovanni Montef<br />
Giorgio Becevel<br />
Vitaliano Gidiucci<br />
Antonio Mastropierro<br />
Piero Leodi<br />
Daniele Pigoli<br />
Giovanni Fava e Nicol<br />
Arrigo Quattrini<br />
Luca Martoucci<br />
Giovanni Puleo<br />
Stefano Pollini<br />
Giuseppe Brancaccio<br />
Matteo Magnisi<br />
Mauro Bonino<br />
Gio Cerutti<br />
Federico Vercellino<br />
Veneranda Perrucci<br />
Renato Campagna<br />
Anna Maria Mollica<br />
Dario Olivini<br />
Dorval Ganazzi E Bortolam<br />
Alfredo Laudiero</p>
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		<title>Comunicato Firenze Toscana</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2013 14:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[dai territori]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Alle realtà locali di CSP Vi facciamo avere il documento approvato dall’attivo interprovinciale di CSP toscano con la proposta di realizzare un coordinamento nazionale delle diverse realtà di CSP e...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alle realtà locali di CSP<br />
Vi facciamo avere il documento approvato dall’attivo interprovinciale di CSP toscano con la proposta di realizzare un coordinamento nazionale delle diverse realtà di CSP e di chiedere alla lista “Rivoluzione Civile” la costituzione di un tavolo politico nazionale di garanzia, unitario tra rappresentanti dei partiti e il coordinamento nazionale di CSP; dando in questo modo concretezza (sia pure in forte ritardo per l’autocancellazione dei referenti nazionali di CSP) alla decisione referendaria di CSP.<br />
Comprendiamo la delusione di molte realtà che, dopo l’assemblea romana del 22 dicembre, si erano impegnate ed avevano espresso proposte di candidature molto qualificate ed inspiegabilmente non accolte dal Tavolo nazionale dei partiti; anche noi però abbiamo le nostre responsabilità per il disimpegno a livello nazionale e per l’impossibilità di costruire un coordinamento nazionale di CSP, subito dopo la decisione referendaria.<br />
Riteniamo però che non si possa delegare ai partiti anche l’iniziativa politica del gruppo parlamentare che sarà espressione del voto di tutti; per questo vi proponiamo anzitutto di realizzare un coordinamento tra le diverse realtà di CSP, e di chiedere al Comitato nazionale di “Rivoluzione Civile” la costituzione di Comitato unitario di garanzia, come da documento allegato dal nostro attivo interprovinciale.<br />
Stiamo pensando a una CSP rinnovata su basi di chiarezza, che in nome di un profondo rinnovamento dei metodi e dei rapporti politici, dovrà affrontare democraticamente e in maniera trasparente e costruttiva anche le questioni delle modalità di organizzazione in rete, della partecipazione, della rappresentanza dei diversi soggetti a partire dai movimenti e comitati di lotta, del coordinamento nazionale.  Che inoltre potrebbe lavorare anche attraverso la costituzione di gruppi e tavoli tematici con funzione di elaborazione politica culturale oltre che di controllo sull&#8217;attuazione del programma da parte de* nostr* elett* in parlamento.</p>
<p>Questo  documento è inviato a RC,  pubblicato sul sito nazionale CSP e distribuito  attraverso la rete. Chiediamo a tutte le assemblee locali la vostra adesione /  opinione in merito; restiamo in attesa delle vostre posizioni. </p>
<p>Assemblea Interprovinciale Cambiare Si Può Firenze/Toscana<br />
Per Contatti : nuova email cambiaresipuofirenze@gmail.com</p>
<p>Continuare l’impegno a sostegno della lista “Rivoluzione civile” e realizzare un più stretto collegamento con le realtà territoriali</p>
<p>L’attivo interprovinciale di Cambiare si può, riunitosi a Firenze lunedì 21 gennaio per iniziativa della realtà fiorentina di CSP, ribadisce anzitutto il voto a favore della lista “Rivoluzione Civile” di Antonio Ingroia, ritenendo necessaria la presenza in Parlamento di un gruppo rappresentativo di tutta la sinistra che sia coerentemente e concretamente alternativo alle politiche neo-liberiste portate avanti dal Governo Monti con il sostegno del PD, e preannunciate per la prossima legislatura dal prospettato asse Monti-Bersani.<br />
L’attivo interprovinciale di CSP non può però  non esprimere profonda delusione sia  per la scarsa alternanza di genere in posizione di eleggibilità e l&#8217;assenza di importanti realtà come il mondo  della formazione (scuola ed Università ) nonchè degli immigrati, sia per il modo verticistico con cui sono state formate le liste di” Rivoluzione Civile” senza alcun coinvolgimento delle realtà territoriali (anche a causa dell’assenza a livello nazionale di un coordinamento di CSP).<br />
L’attivo interprovinciale di CSP ritiene comunque che le diverse realtà sociali che in questi mesi si sono impegnate nelle lotte contro le politiche dei Governi Berlusconi e Monti, debbano però avere un ruolo prioritario nell’azione politica di “Rivoluzione Civile” che non può ovviamente essere circoscritta nell’iniziativa parlamentare, ma deve saper realizzare con le diverse realtà locali quel necessario rapporto di collaborazione che finora, per ragioni varie, è mancato.<br />
Al fine di garantire la effettività di questo percorso di democrazia partecipata l’attivo interprovinciale di CSP propone a tutte le diverse realtà territoriali di CSP di rivendicare unitariamente la costituzione a livello nazionale di un Comitato di garanzia unitario che sia espressione dei soggetti firmatari della lista “Rivoluzione Civile” e di una rappresentanza nazionale delle diverse realtà di CSP; si tratta di una chiara e concreta  scelta di apertura verso quelle realtà territoriali che, impegnate in CSP, sono rimaste escluse, a danno della causa comune, dal percorso realizzato per la formazione delle liste e che possono essere comunque impegnate, ora nella difficile campagna elettorale e dopo nella, non meno difficile, sostegno all’attività parlamentare.<br />
L’attivo interprovinciale di CSP  considera inoltre  positiva l’esperienza finora realizzata a livello locale  che ha consentito un incontro  tra diverse realtà e  ritiene che in ogni caso tale ’esperienza debba essere portata avanti, rafforzando  anche i collegamenti con tutte le altre realtà territoriali interessate; nella imminente campagna elettorale, per approfondire gli aspetti più qualificanti del programma della lista “Rivoluzione Civile”, e successivamente,  per realizzare un concreto confronto sull’azione parlamentare  di “Rivoluzione Civile”.</p>
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		<title>CAMBIARE SI PUO’: UN BILANCIO DOPO LA CHIUSURA DELLE LISTE ELETTORALI.</title>
		<link>http://www.cambiaresipuo.net/cambiare-si-puo-un-bilancio-dopo-la-chiusura-delle-liste-elettorali/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 11:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bacheca]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[I termini di presentazione delle liste per le elezioni politiche del prossimo 24 febbraio sono ormai chiusi e, come da tempo era noto, non c’è una lista “Cambiare si può”....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I termini di presentazione delle liste per le elezioni politiche del prossimo 24 febbraio sono ormai chiusi e, come da tempo era noto, non c’è una lista “Cambiare si può”. Dunque il progetto lanciato il 5 novembre scorso, espressamente finalizzato a “una presenza alternativa alle elezioni politiche 2013”,non si è realizzato e questa fase va considerata chiusa.</p>
<p>“Cambiare si può” non è – ad oggi – un soggetto politico e non gli competono, quindi, indicazioni di voto la cui scelta non può che essere demandata alle sensibilità, anche diverse, di coloro che al progetto originario hanno aderito.</p>
<p>Come componenti delle due delegazioni che si sono succedute, nell’ultimo mese, nei contatti con Antonio Ingroia, prima, e con la lista“Rivoluzione civile”, poi, riteniamo peraltro doveroso dar conto degli esiti della attività svolta e trarne alcune valutazioni (comuni tra di noi, pur con diversità di accentuazioni):</p>
<p>1) il processo avviato con il documento “Cambiare si può”,pur non avendo portato all’esito auspicato (per la brevità dei tempi, per nostre carenze organizzative, per valutazioni e scelte politiche diverse di alcuni dei potenziali protagonisti), ha comunque avviato un percorso: in termini di mobilitazione di decine di migliaia di persone e di centinaia di associazioni diffuse sul territorio e anche in termini di immissione nel dibattito pubblico di una chiara posizione alternativa al liberismo e alle forze politiche che lo sostengono o lo subiscono;</p>
<p>2) questo contenuto è stato recepito in maniera significativa nel programma della lista “Rivoluzione civile” la quale, per contro, ha disatteso le indicazioni tese a un diverso modo di fare politica (dal basso e in maniera partecipata), optando, nella formazione delle liste, per un metodo verticistico e spartitorio tra le varie forze che vi hanno concorso, sino al punto da non recepire le indicazioni di candidature effettuate da numerose assemblee territoriali promosse da “Cambiare si può”,creando così una diffusa disaffezione e demotivazione;</p>
<p>3) la necessità del progetto di rinnovamento della politica posta a base del documento “Cambiare si può” del 5 novembre 2012 resta più che mai attuale qualunque sia l’esito delle elezioni politiche. Per questo, pur astenendoci prima delle elezioni da una iniziativa politica diretta (anche per evitare un confronto viziato dalla diversità delle scelte elettorali), ci impegniamo fin d’ora a formulare, all’indomani del voto, un programma articolato per una ripresa del progetto “Cambiare si può” adeguato alla nuova fase politica, anche in vista delle prossime scadenze amministrative .</p>
<p>22 gennaio 2013</p>
<p>Bengasi Battisti, Antonio Bruno, Livio Pepino, Marco Revelli, Chiara Sasso</p>
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		<title>Riflessioni di Donatella Mardollo</title>
		<link>http://www.cambiaresipuo.net/riflessioni-di-donatella-mardollo/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Jan 2013 07:04:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bacheca]]></category>

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		<description><![CDATA[Il problema di fondo denunciato dai promotori di CsP è che ormai in Italia (e non solo) la società non riesce più a essere rappresentata nelle istituzioni, soprattutto negli aspetti...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema di fondo denunciato dai promotori di CsP è che ormai in Italia (e non solo) la società non riesce più a essere rappresentata nelle istituzioni, soprattutto negli aspetti più drammatici, quelli che avrebbero urgenza di essere rappresentati.</p>
<p>Qualsiasi problema o decisone politica da prendere che non possa essere presentata nei luoghi istituzionali con la consapevolezza che ivi sarà vagliata, studiata in modo serio (considerando prima il bene comune e non quello sempre parziale di gruppi/persone/partiti_) cercando di trovare le soluzioni che tengano conto di tutti gli aspetti sociali etici giuridici che ci portino verso una idea di società aperta equa che tenga conto della solidarietà della collaborazione anziché del personalismo dell&#8217;individualismo della competizione.<br />
Insomma ad una società che si avvicini ad una idea di bellezza e di verità e di felicità per tutti assecondando i propri talenti e i propri bisogni</p>
<p>Il sistema della rappresentanza è diventato tale per cui i contenitori dominano sui contenuti: i partiti, in molti casi, hanno più necessità di conservare la propria identità e il proprio peso relativo rispetto agli altri partiti, piuttosto che sviluppare le idee e portarle alla realizzazione intraprendendo strade sconosciute.<br />
E questo è dovuto sostanzialmente al fatto che la delega ha sostituito le idee ed i buoni principi ed è diventata autoreferenziale, con pochissimi collegamenti con le persone, anche queste ormai sono per lo più passive e dimentiche del significato di una vita libera e di conseguenza responsabile, che necessita di persone attive anche nella politica al di là delle deleghe. Questa situazione ha pochissime possibilità di essere ribaltata perchè chi sta al potere non ha interesse a &#8220;svegliare&#8221; nessuno: noi cittadini, &#8220;legalmente e democraticamente&#8221;, siamo stati giocati e abbiamo accettato che tutto questo accadesse, come abbiamo &#8220;democraticamente&#8221; accettato tutto quello che è accaduto in questi anni, che ha minato la nostra società<br />
La disgregazione del lavoro, del sociale, dell&#8217;ambiente, l&#8217;uso smodato e ammalato dei media, la riduzione dell&#8217;intera nostra vita a merce, la globalizzazione (grande ed ultima vittoria del capitalismo sfrenato), ha portato ad un allontanamento delle persone da qualsiasi tipo di aggregazione sociale, di comunità, dove invece ci si mette in gioco in prima persona e ci si confronta su cose reali, aumentando sia la propria capacità critica sia l&#8217;accettazione della diversità e la capacità di collaborare, con la consapevolezza che il bene di tutti è il bene di quasiasi comunità e infine di ogni singolo E ben lo sa chi ha fatto parte di gruppi e movimenti di lotta i quali non riescono ad ingrossare le loro fila o coordinarsi  con altri (con qualche eccezione)<br />
Ancor più  lo hanno accettato i nostri rappresentanti, che in molti casi abbiamo votato perchè facessero cose diverse ed invece cadevano chi più chi meno nella tentazione di mantenere lo stato di cose, magari operando occasionalmente in modo alternativo senza scalfire in profondo la situazione. Personalmente ho constatato questo molto spesso negli ultimi anni, soprattutto con la giunta padovana di centrosinistra.<br />
CsP ha tentato di creare una lista diversa con l&#8217;intenzione di opporsi ai programmi devastanti e antidemocratici di Monti e della destra, con la complicità totale del centrosinistra, consapevole però che i cambiamenti non possono avvenire grazie alla buona volontà di qualche rappresentante parlamentare ma solo in forza del legame con i movimenti civili e politici che segnino la discontinuità con le vecchie pratiche verticistiche/personalistiche,. cercando di raccogliere e coordinare i singoli, le realtà di movimenti e partiti di opposizione senza pretendere di omologare, prevaricare,cercando un segno di maturità politica di tutti (il passo indietro) per dare un segno di rigenerazione dei partiti e anche delle istituzioni democratiche ormai prede di malaffare, ma anche per prendere distanza siderale da chi pensa sempre di sapere cos&#8217;è il bene di tutti al posto nostro.<br />
CSP ha messo in chiaro che questo si può fare proponendo dei contenuti ben definiti coraggiosi, che si devono accompagnare ad una pratica politica all&#8217;altezza degli obiettivi programmatici, che deve per questo investire anche la rappresentatività nelle istituzioni, compreso proprio il percorso di costruzione delle liste, dove gli eletti devono essere proposti, certo legati ai movimenti di base, dal territorio, non solo attraverso le assemblee ma anche con strumenti di partecipazione virtuali locali, e non imposti dalle nomenclature nemmeno quando questi sono nomi di richiamo pur di tutto rispetto.<br />
Il lavoro con le donne mi ha insegnato che se le parole hanno un grande valore la pratica  politica tra donne e tra uomini fa la differenza. ora mi domando che pratica stiamo usando tra noi? Io dico che non è una bella pratica e l&#8217;esperienza di Giuliana Beltrame a Roma, di Gabriella De Boni al tavolo di Padova me lo conferma.<br />
Chi ha votato NO era consapevole dei trabocchetti insiti nelle pessime modalità di definizione di programmi e liste elettorali, cioè che non avrebbero rispettato gli elementi essenziali e più innovativi dell&#8217;appello (assemblee iniziali). e non perchè &#8220;intellettuali e rinunciatari&#8221;<br />
Non considerare l&#8217;abbandono di oltre metà e il 30% di no è stato un mancare di considerazione e di rispetto non solo verso i 70 promotori ma soprattutto verso i 13.000 che avevano aderito con fiducia a quell&#8217;appello senza nemmeno valutare le ragioni del grave e subitaneo rifiuto di metà aderenti già al momento del voto, che in buona sostanza lo hanno rifiutato perchè non si sono riconosciuti in quella mozione ed hanno abbandonato delusi per questo cambiamento in corsa che riportava tutti verso una vecchia strada (e lo abbiamo visto anche dopo la prima assemblea a Padova che ha visto il solito elenco di nomi e contenuti negli interventi, e idem a Roma,,): è impossibile combattere un sistema utilizzando le stesse regole che si ritiene di dover combattere.<br />
Chi ha votato SI invece ha considerato che la contraddizione non fosse bloccante, e ha ritenuto che il problema della rappresentanza in parlamento fosse obiettivo primario, e una questione strategica al di là di come venissero fatte le scelte, lasciando per un secondo tempo le rielaborazioni politiche (la partecipazione del basso? chiarire o dirimere questioni dubbie e controverse sui contenuti  durante la legislatura, sempre che si arrivi in parlamento!)?<br />
Riportando il tutto alla situazione locale di Padova e a cosa ha prodotto: Rifondazione che si è travasata in CSP (allontanando le persone con il loro modo di far politica, come ho verificato all&#8217;ultima assemblea dove erano presenti anche delegati di CSP Verona)  è diventata egemone in assemblea e nel coordinamento per la definizione delle liste dove è presente come CSP e come Rifondazione, Il gruppo Ingroia e all&#8217;ultimo pure gli arancioni,hanno ulteriormente svuotato CSP e si sono sovrapposti ad esso come hanno fatto a livello nazionale.<br />
Cosa ci si poteva aspettare da tutto questo?<br />
Ecco il perchè del mio breve ma sofferto intervento in assemblea a Padova, dopo la relazione di Chieregato e di Gabriella De Boni (da cui traspariva chiaramente questo disastro con le conseguenti dimissioni di Gabriella), chiedendo agli astanti se si rendessero conto, che con la loro cecità sul problema del metodo avevano tradito non solo il senso di CSP ma avevano allontanato le persone stesse in carne ed ossa che non fossero del partito  della Rifondazione Comunista. (numero esiguo di persone presenti, per 3/4 di Rifondazione)<br />
E questo è stato preso come una offesa dai compagni di Rifondazione e incompreso dai compagni di Verona che vi hanno letto solo intransigenza e non invece una critica forte, realista e costruttiva, che invitava finalmente ad aprire gli occhi sulla realtà e ad agire per un cambiamento di metodo.<br />
Mi spiace deludere i compagni di Rifondazione molto reattivi anche in quella assemblea in difesa del loro operato, ma, alla prima riunione a cui ho partecipato, ho criticato in primis il Movimento Arancione e Ingroia proprio per il modo subdolo di gestire questo percorso elettorale; a partire dalle loro assemblee fatte in anticipo (a mo&#8217; di sgambetto a quelle di cambiare si può), alle contrattazioni parallele con i partiti (posizione concorde in quella assemblea proprio da G. Palombarini).<br />
Solo dopo aver partecipato alle ultime due assemblee ho allargato alla critica a _Rifondazione!!<br />
E: ora non va bene a nessuno il &#8220;MODO&#8221; se lo fa al vertice Ingroia, anzichè le assemblee costituite ora ormai da una preponderante maggioranza di Rifondazione.?<br />
Allora conveniamo sul fatto che i contenuti e i modi di fare politica non vanno disgiunti? E che uno senza l&#8217;altro non possono &#8220;cambiare&#8221; seriamente nulla?<br />
Per questo la mia disponibilità con CSP è quella proposta, non votata dall&#8217;assemblea, di organizzare una rete che approfondisse contenuti e lavorasse su modalità di politica partecipata..Si è creato per questo un gruppo google a cui sono stati invitati i nomi inseriti nella mail list di Padova, con possibilità di rifiutare, proprio con lo spirito di non abbandonare del tutto questo contenitore e per lasciare a chi ha votato &#8220;&#8221; e a chi credesse di poter contare nelle liste Ingroia, di lavorare per definire queste liste.<br />
Mi pare che il &#8220;cattivo&#8221; metodo stia dando pessimi frutti. anche senza il disturbo dei &#8220;no&#8221; nelle assemblee.<br />
In fine a chiudere, dato che il gruppo google di Cambiare si può Padova al momento non è perfettamente funzionante, chiedo a chi è interessato a continuare a parlare di contenuti e metodi di indicarmi se abbia ricevuto l&#8217;invito al gruppo oppure no e se lo strumento sia troppo ostico e quindi vada cambiato.<br />
Donatella Mardollo</p>
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		<title>Riflessione di Alessandro Niccoli</title>
		<link>http://www.cambiaresipuo.net/riflessione-di-alessandro-niccoli/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Jan 2013 06:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Brevissima riflessione sull’identità di cambiare si Può. Cambiare si Può è una cornice di un movimento data da pochi signori (e sottoscritta da 60 esponenti della società civile) che hanno...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Brevissima riflessione sull’identità di cambiare si Può.</p>
<p>Cambiare si Può è una cornice di un movimento data da pochi signori (e sottoscritta da 60 esponenti della società civile) che hanno percepito la presenza di un sentire unico circa la necessità della maggioranza degli italiani di un totale cambiamento del paese, retto da pochi professionisti della politica, cresciuti in partiti-apparato, ormai desueti e conniventi con logiche affaristiche e di privilegio; un sentire non più sopportato dalla generalità della gente, a partire dalla classe media fino ad arrivare agli ultimi, ai precari, ai senza tetto. Uno degli attori di tale proposta-appello è costituito da ALBA Alleanza-Lavoro-Benicomuni-ambiente, il nuovo soggetto politico costituito a inizio 2012 sulla base di un grande manifesto democratico programmatico, anch’esso redatto a più mani, ove la base è la gente, che ne è il motore, ove vige il principio una testa un voto, ove si propongono nuovi modi sobri di fare politica.</p>
<p>Nasce quindi su queste spinte a inizio dicembre 2012 un autorevole appello rivolto ai cittadini, all’associazionismo, al territorio, alla gente semplice, ma anche ai partiti in vena di cambiamenti radicali, fatto firmare poi da 60 personalità, dello spettacolo, della cultura e dell’università (professori, in maggioranza fondatori di ALBA); l’appello propone quindi di valorizzare nuovi valori nel fare politica,  nuovi principi, quale la partecipazione, l’effettiva attenzione e tutela dei principi costituzionali, e un’opposizione netta alle politiche neo-liberiste, il rifiuto del leaderismo. L’appello era teso a riunire tutte le forze di sinistra, e non, laiche e non, associazionismo e movimenti di lotta sul territorio per i beni comuni, a richiamare l’attenzione per l’ambiente, il lavoro, i diritti, in un grande movimento fatto di singole donne e uomini, unite per dare una spallata al sistema incivile e corrotto attualmente reggente. </p>
<p>Le persone hanno risposto in massa, e in tutta Italia si sono costituite a metà dicembre, su richiesta di uno dei  promotori, in più di 120 assemblee in tutto il Paese, che hanno fatto propri tali principi; persone semplici di diversa estrazione sociale, culturale e politica, felici di ricominciare a collaborare insieme, fusi nell’unico comun denominatore dei principi di cui all’appello, e che potete leggere sul sito cambiaresipuo.net.</p>
<p>I cittadini italiani, ma anche di nazionalità straniera, le associazioni, i partiti, che si sono riconosciuti in tali principi si sono riuniti con grande entusiasmo, con grande desiderio di nuova partecipazione e unione; hanno unito le loro intelligenze, come richiesto nell’appello, oltre alle loro dirette conoscenze delle problematiche anche e soprattutto a livello territoriale, hanno preso coscienza del fatto che potranno influire insieme dentro e fuori il palazzo, confrontandosi in un nuovo spazio comune, che ha come cornice, appunto, Cambiare si Può, ma che nella sostanza reale è fatto di tutti noi, fatto dell’ospitalità di varie associazioni, e circoli Arci (quei luoghi di Ricreazione e Cultura, costruiti per noi, col incredibile lungimiranza, dai nostri padri, da semplici e caparbi lavoratori, già rivoluzionari, con le loro mani, al sabato e alla domenica, con l’unica finalità di farci stare insieme, di crescere insieme, di trasmettere e detenere quei valori, oggi strappati dalla cattiva politica). Luoghi, ove ci troviamo mossi da quei principi di cui sopra, snocciolati fieramente dai promotori; principi che erano già li, nel cuore di tutti noi, che aspettavano solo di essere diffusi in una consapevolezza e condivisione collettiva, da persone, all’uopo capaci per la loro posizione sociale, di divulgarli (e li ringraziamo,  per questo) in un preciso momento unificante; tali principi sono sempre stati, e saranno, patrimonio di tutti noi, al di la del nome che le nostre assemblee si daranno.</p>
<p>Emblematica la riflessione e l’ultimo passo dell’appello lanciato dai promotori, che qui trascrivo:</p>
<p>“ I fatti richiedono un’iniziativa politica nuova e intransigente, per non restare muti di fronte a opzioni che non ci corrispondono.</p>
<p>   Un’iniziativa politica nuova e non la raccolta dei cocci di esperienze fallite, dei vecchi ceti politici, delle sigle di partito, della protesta populista. Un’iniziativa che porti alla costituzione di un polo alternativo agli attuali schieramenti, con uno sbocco immediato anche a livello elettorale. Un’iniziativa che parta dalle centinaia di migliaia di persone che nell’ultimo decennio si sono mobilitate in mille occasioni, dalla pace ai referendum, e che aggreghi movimenti, associazioni, singoli, amministratori di piccole e grandi città, lavoratrici e lavoratori, precari, disoccupati, studenti, insegnanti, intellettuali, pensionati, migranti in un progetto di rinnovamento delle modalità della rappresentanza che veda, tra l’altro, una effettiva parità dei sessi.<br />
È un’operazione complicata ma necessaria, che deve essere messa in campo subito. Negli ultimi giorni si sono susseguiti numerosi appelli in questo senso. È tempo di unire passione, intelligenze, capacità ed entusiasmo per costruire una proposta elettorale coerente con questa prospettiva, in cui non ci siano ospiti e ospitanti, leader e gregari ma un popolo interessato a praticare e promuovere cambiamento.</p>
<p>È questo il senso della campagna “CAMBIARE SI PUÒ! NOI CI SIAMO”, nella quale abbiamo deciso di impegnarci con l’obiettivo di presentare alle elezioni politiche del 2013 una lista di cittadinanza politica, radicalmente democratica, alternativa al governo Monti, alle politiche liberiste che lo caratterizzano e alle forze che lo sostengono.<br />
Noi ci siamo e pensiamo che molte e molti vogliano costruire con noi questo percorso.<br />
Per questo ti chiediamo di esserci e di mandare la tua adesione”.</p>
<p>      La serietà di questo appello, e le granitiche sue parole, sono state colte e fatte proprie dalla gente semplice, dalla gente vessata, dalla gente che da anni (e da decenni) lotta per diritti giusti, per un paese davvero civile; persone e movimenti che hanno deciso di stare insieme, uniti nelle diversità, e di proseguire con le assemblee di C.S.P, anche per il futuro, come è risultato in tantissime città, ove si discute animatamente e con ritrovate voci piene di vigoria dei problemi reali, avendo tutti sott’occhio i comuni principi e il comune nemico, ovvero il qualunquismo, le ingiustizie sociali contro i pensionati, contro la scuola e la sanità pubblica, contro i giovani e i precari; i nemici che si possono ben inquadrare in quei poteri forti, sono quelle istituzioni economiche e bancarie europee, delle quali Monti, ma anche Bersani, è l’ideale collettore, e che, per l’appunto, a fine mandato, chiamato come tecnico pacificatore, senza la legittimazione popolare, con un’operazione del tutto illegale, è riuscito a far approvare con una maggioranza qualificata da un parlamento composto da soggetti disuniti, non più rappresentativi, oltre che penalmente compromessi, una riforma capestro della nostra costituzione; riforma che imponendo il principio del pareggio di bilancio, potrà portare all’inevitabile catastrofe dello stato sociale, e al crollo dell’economia italiana, in virtù della tutela delle casse delle banche e degli speculatori europei, che confidano nella tutela dei propri ingenti investimenti in titoli italiani; il tutto spremendo bene bene le classi medio basse e la capacità di rilancio dell’economia. Per classi medio-basse, naturalmente dobbiamo intendere anche quei dipendenti pubblici, quali gli insegnanti, sempre più vessati, ma non gli insegnanti di università, molti dei quali hanno goduto del posto, come tutti sappiamo, grazie ad un vecchio sistema di assegnazione (che dovrà essere riformato) che perpetra la cattedra nelle generazioni, a danno di giovani eccellenze, precarizzate da tale sistema. Caste che si portano a casa un modesto stipendio di €. 6.000,00 al mese, con tre ore di lezione a settimana e tanto tempo per lavorare anche in altri settori privati, e perché no, anche in politica, senza dover chiedere l’aspettativa, imposta invece (e giustamente) ai magistrati.</p>
<p>   Oggi, 18.1.13 alla luce del recentissimo intervento legislativo capestro di ultim’ora su descritto, successivo all’appello di cui sopra, I principi richiamati con l’accorato ridetto appello, che i promotori dicono essere finito e decaduto, sono ancor più, fortemente, il nostro bene più comune, proprio di tutti noi.</p>
<p>   L’imponderabile accade, quando l’anticipato inizio della campagna elettorale, porta Ingroia, già chiamato da cambiare si può, a presentare di propria iniziativa una propria lista, e a rendersi esso stesso, sospinto dalle emergenze e dal vento delle mille e mille ribellioni, collettore di tutte le forze in campo, dalla società civile, a Cambiare si può, agli Arancioni di de Magistris, ai partiti come R.C., IDV, Verdi, a PDCI. A tal punto alcuni promotori di Cambiare si Può, che avevano richiamato quell’ ”IO CI STO” pronunciato più volte su acclamazione di un teatro gremito, da Ingroaia, e quel “NOI CI STIAMO”, urlato da migliaia di assemblee di C.S.P.,  si sono mostrati inorriditi dall’operazione di Ingroia (ma non tutti: vedi Lucarelli, candidato in rivoluzione civile; oltre a tanti altri, come agnoletto, ecc.), non più controllabile proprio da coloro che si ritenevano essere i proprietari del grande movimento popolare.</p>
<p>   L’imponderabile è che è nata una spontanea rivoluzione civile, che in dieci giorni, ha mobilitato migliaia di assemblee che vogliono lavorare per cambiare il paese, che hanno portato alla lista di Ingroia, unica lista, unica voce fatta di mille e mille voci; un uomo che non guarda al proprio ego quando parla, ma che parla con l’umiltà della la voce del cuore, dell’esperienza e, della rettitudine, colorata unicamente dall’attenzione alla giustizia sociale e dai principi costituzionali, un&#8217;operaio del diritto, un amico di chi lavora onestamente, ma anche di chi ha il lavoro negato.   </p>
<p>   Molti professori-promotori e molte persone spinte dai primi (una notevole minoranza, di circa il 35%), si sono dissociate da Cambiare si Può e dalla sua gente che appunto a  larga maggioranza votava il suo favore per Ingroia, il quale ultimo aveva comunque abbracciato tutti i punti cardine di Cambiare si Può. Ulteriore imponderabilità è che ciò è avvenuto, non rispettando il principio cardine “una testa un voto”, in virtù dell’impossibilità di gestire una rivoluzione studiata, gestita, perfetta e poi ambita, che tuttavia cozzava stranamente con quei principi tanto narrati nell’appello, che tuttavia sono principi patrimonio di tutti noi e di tutte le assemblee che oggi si stanno riunendo.</p>
<p>   le migliaia di persone che si stanno riunendo, nonostante tutto, ci sono, sono una grande realtà.</p>
<p>   La discussione se Cambiare si può debba o no andare avanti è quindi sterile, perché cambiare si può c’è! Le donne e uomini ora ci sono, dopo anni di individualismo e di poca attenzione per la politica. Per cui, non è che togliendo un nome o modificandolo, si va ad annientare questa marea ormai alta.</p>
<p>   Ultima nota di analisi riguarda la scarsa capacità contrattuale di Cambiare si Può con Ingroia, e quindi la scarsa capacità di ottenere una forte attenzione sulle candidature molto lodevoli individuate con fatica e discussione dalle assemblee di Cambiare si Può. I promotori che hanno deciso di non collaborare più con la gente chiamata all’appello, che tuttavia a maggioranza voleva (e vuole) cambiare, che vuole una rivoluzione, dopo infinite vessazioni di decenni, hanno anche deciso di fare di tutto per decretare il fallimento di Cambiare si Può, non sapendo che la loro mano divina aveva messo solo una cornice, non l’anima; ed infatti l’onda anomala che sta crescendo a dismisura, parte dal basso; un’onda che nessuno può controllare, e che potrà questa volta ripulire il palazzo, da dentro e da fuori, dall’immoralità che lo occupa.</p>
<p>   A tal punto le migliaia di persone di cambiare si può, sono rimaste senza una guida, e, senza che nessuno della base fosse consultato, sono stati scelti tre nuovi delegati di Cambiare si Può, dai vecchi promotori (pochi giorni prima di passare le consegne ad una nuova rappresentanza di CSP), al fine di contrattare con Ingroia. Il problema è proprio questo! Uno di questi delegati ha riferito di aver subìto gravissime pressioni sempre dai vecchi promotori (che in teoria se ne dovevano essere usciti) al fine di far saltare qualsiasi accordo possibile. Per cui questa persona si dimetteva. Gli altri delegati, si limitavano a mandare a Ingroia delle pure e semplici email con i nomi e i curriculum vitae dei candidati individuati dopo lunghi dibattiti dalle assemblee cittadine (sic!). Tutt’ora le comunicazioni-indiscrezioni dei delegati di C.S.P., circa la composizione delle liste fatta da Ingroia, arrivano ai fondatori di Alba, e non al nuovo gruppo di contatto, nominato in seguito alla discesa dall’arca di parte di quei promotori e professori (fautori del No).</p>
<p>   Probabilmente, se non tutte, quasi tutte, le nostre proposte, verranno disattese da Ingroia e se Cambiare si Può non figurerà nella lista di Ingroia, la colpa non potrà certo essere di quest’ultimo, che ha creato un grande movimento, il QUARTO POLO, denominato rivoluzione Civile, ma neanche dalla nostra debolezza, semmai da un problema di rappresentanza, che nelle prossime settimane, dovrà essere risolto.</p>
<p>   Ma sappia bene il dott. Antonio Ingroia che Cambiare si Può c’è, continuerà ad esserci, a discutere in assemblee partecipate, sempre più attente e accalorate, ove il clima è puro, caldo, costruttivo, e non viziato dal dirigismo. Le migliaia di persone che le animano ci saranno, a segnalare problemi sul territorio, a chiedere confronti e umani colloqui, ad ascoltare e a proporre, come anche a controllare l’operato del palazzo, da dentro e da fuori di esso. Il nostro popolo, forgiato e fiero dei valori conservati gelosamente in questi decenni di deriva della politica, e di deriva della moralità a tutti i livelli delle istituzioni, potrà anche togliersi quella cornice che qualcuno ritiene sua, ma ti ripeterà ugualmente, come hai fatto tu:</p>
<p>CAMBIARE SI, NOI CI STIAMO!         </p>
<p>   La poesia potrà forse aiutarci a continuare il percorso intrapreso dalla nostra voglia vera di cambiare, da mille e mille donne e uomini riunite in assemblee, anche quando nelle case i problemi non mancano. Di seguito, un brevissimo sunto della descrizione del Vento da Ovest di Shelley:</p>
<p>Ode to the West Wind</p>
<p>by Percy Bysshe Shelley</p>
<p>Il poeta dice che la RIVOLUZIONE (in metafora, il vento da Ovest) sta soffiando sul paese. Shelley riconosce nel vento della rivoluzione la sua stessa ribellione giovanile, addomesticata dalla vita ma mai domata, e chiede al vento di renderlo il suo profeta. La poesia si chiude con una nota di ottimismo: se siamo nel pieno dell&#8217;inverno vuol dire che la primavera sta arrivando!!</p>
<p>   Finisco con l&#8217;invito a leggere il pensiero di uno di noi, Luciano Romeo, espresso il 13 gennaio sul sito cambiaresipuo.net che meglio colora il nostro sentire e le nostre ambizioni.     </p>
<p>   Alessandro Niccoli</p>
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